Il Falso Religioso e Lo Svolazzo Romantico

Esiste e purtroppo persiste un’idea romantica che i morti delle guerre, o di tragedie come la Shoah siano morti per noi, o per il nostro paese, qualunque sia il nostro paese. Non vi fate fuorviare da queste affermazioni senza senso. Sono morti e basta. E la loro morte è tanto più orrenda perchè è quasi sempre inutile. I morti della Shoah, ricordati dalle pietre d’inciampo, i loro nomi, il loro essere esistiti va ricordato precisamente per il fatto che loro non volevano sacrificarsi, non volevano morire, e la loro morte non è servita a niente. L’umanità non è migliorata ed è inutile trovare una ragione. Anzi, si fa loro un brutale disservizio a cercare di edulcorare, motivare la loro morte. Durante l’intervista con la giornalista inglese Gitta Sereny, l’ex comandante dei campi nazisti di sterminio di Sobibor e Treblinka (il Lagerein Franz Stangl) cerca di prendere coscienza di quello che è stato, di quello che aveva fatto. A un certo punto sbotta, in un momento di angoscia personale, e dice che è possibile che il Signore abbia permesso che tutto quello accadesse (quello inteso come la Shoah, l’Olocausto) perchè solo così gli ebrei, il Suo popolo, avrebbero avuto di nuovo una loro terra, un loro stato. Parla del Signore e non di sè e degli altri nazisti, e trova che ci sia un disegno superiore che giustifichi quello che è accaduto. Chi afferma che sono morti per noi, o per ricordarci questo o quello, senza rendersene conto fa il discorso dell’SS –Hauptsturmfuhrer Stangl. Non esiste disegno superiore, non esistono motivazioni nazionali o sovranazionali. Non esistono motivi. Esistono solo persone prese dalle loro case, dalla strada, dai loro uffici e portate al macello per nessuna ragione (o macellate nei loro uffici, come di recente). E nessuno di loro pensava di fare sacrifici per qualcun altro, come i soldati pensano di far di tutto per essere quelli che tornano a casa interi. Per questo morire assolutamente per niente, solo per questo dovrebbero essere ricordati. Ad uno ad uno.

(P.S. Non volete parlare sempre della Shoah? Sostituitelo con l’Olocausto Armeno, quello Tutsi, quello delle Urla del Silenzio cambogiane o quello che più vi garba).

Foto: 1) Franz Stangl – nel centro – come Kommandant al VL (campo di sterminio) di Sobibor).   2) Stangl in prigione a Dusseldorf a colloquio con la giornalista Gitta Sereny 3) e 4) I cartelli delle stazioni di Sobibor e Treblinka.

Stangl in SobiborStangl SerenySobiborTreblinka Station

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