I Promossi e I Bocciati

Il giovane dottore austriaco era innamorato della sua professione, e aveva una personale capacità di connettersi con i bambini, una bonomia che non si allargava agli adulti, che tendeva a trattare con una certa dose di superiorità.  Venne assunto nell’Ospedale infantile di Vienna, uno dei centri di studio e ricerca migliori d’Europa.

Venne piazzato nella Clinica per la Cura dell’Apprendimento e subito si trovò a suo agio. I bambini in trattamento venivano definiti di animo (Gemüt) debole. Aveva 25 anni e correva l’anno 1931. Giovane ed entusiasta, era pieno di desiderio di aiutare questi bambini ad avere una vita quanto più possibile normale. Con i colleghi si impegnò in costante lavoro di osservazione di ciascun bambino, impilando note su note, provando a stimolar loro interessi attraverso giochi e attività. Insieme al team medico e infermieristico, giunse ad una classificazione di disturbi mentali di vario livello. Vi erano bambini imperscrutabili incapaci di comunicare con lo staff medico e con gli altri bambini. Questi soggetti presentavano vari livelli di blocco della socializzazione e dell’apprendimento. Vi erano però anche dei soggetti solitari: zero interesse per i giochi comuni con altri bambini, refrattari alle attività suggerite dal personale, ma non per questo incapaci di apprendere o di avere interessi. 

Alcuni di questi bambini sconcertavano il nostro dottore. Erano non solo in grado di apprendere qualsiasi cosa, ma acquisivano nozioni a velocità tale da poter essere considerati più intelligenti dei migliori tra i ragazzi considerati “normali”.  Il dottore era affascinato in particolare da tale gruppo.  

Il dottore austriaco

I bambini e i ragazzini erano stati cacciati dalle scuole austriache, ma non tutti per una qualche forma di ritardo mentale o mancanza di attenzione. Erano stati espulsi per la loro incapacità a socializzare e comunicare in maniera appropriata con i compagni e il corpo insegnanti.  Al dottore però non passarono inosservate le loro capacità, e neppure il fatto che possedevano capacità affettive che non riuscivano a trasmettere esternamente, ma creavano dentro di loro le medesime turbolenze che si potevano osservare nei bambini e nelle bambine a cui veniva permesso di continuare gli studi a scuola. 

Arrivò l’anno 1938 e l’Austria venne inglobata nella Grande Germania del Terzo Reich. Gli studi continuavano nella Clinica della Cura dell’Apprendimento, nonostante che i medici ebrei dello staff venissero licenziati tutti uno dopo l’altro, azione che non turbò il dottore austriaco, non solamente per disprezzo verso la razza nemica, ma anche per la insperata possibilità di spingere l’acceleratore sulla strada del suo cursus honorem.  Il centro venne trasferito presso il centro Am Spiegelgrund, dipendente dall’ospedale psichiatrico di Steinhof. Il professor Hamburger dell’Università di Vienna divenne il coordinatore del servizio, sotto la direzione generale prima del dottor Erwin Jekelius prima, e del dottor Ernst Illing dopo. Tutti e tre i dottori erano incaricati dell’Aktion T4, il nome in codice del progetto di eutanasia ideata dai vertici del Terzo Reich per eliminare le cosiddette “vite indegne di vita”.   

Con l’arrivo dei nuovi medici, la filosofia del welfare cambiò. Cambiarono i sistemi di valutazione e le diagnosi. 

Il sistema richiedeva la partecipazione di tutti. Tutti dovevano apportare il loro aiuto alla comunità del völk (popolo) tedesco sotto il nazionalsocialismo. La partecipazione in rapporto con l’intero corpo sociale doveva essere il primo dovere di ogni cittadino tedesco, e le nuove generazioni dovevano essere educate a questo fin dall’infanzia.  Coloro che non erano in grado di produrre un apporto alla comunità compatta del Reich, seppur nel suo sottogruppo e secondo una determinata specializzazione, era considerato inutile, un peso per la costituzione del nuovo mondo. E dopo l’inizio della guerra, il peso degli inutili quadruplicò. 

Il dottore austriaco non ebbe difficoltà ad abbracciare il nuovo credo. I soggetti del centro, per le loro anomalie neurologiche, erano l’esatto contrario del concetto di soggetto “neurotipico” adatto al nuovo corso. Solitari e incapaci di socializzare, anche i più dotati fra loro non apparivano affatto come re-inseribili nella società produttiva nazista. 

La Aktion T4 aveva una burocrazia che escludeva ogni empatia. Esistevano dei test, delle analisi, e chi non era all’altezza era “bocciato”.  Incominciò nell’estate del 1941 a Spiegelgrund. I bocciati venivano talora eliminati in uno speciale padiglione del centro di Spiegelgrund, o spediti nel centro di eliminazione dell’Aktion T4 presso il castello di Harteim, vicino a Linz. Venivano eliminati in camere a gas, per isolamento e fame, per acquisizione di malattie infettive (infettati dagli stessi medici per ricerche microbiologiche) per iniezioni mortali di barbiturici.  I loro corpi venivano sezionati e i loro cervelli inseriti in vasi di formalina, vasi che si accumularono nei sotterranei del castello per future ricerche e analisi di eventuali anomalie anatomiche. Questi soggetti incapaci di coordinare le loro risposte, di socializzare, di condividere le loro idee, i loro pensieri, i loro progetti con altri o di seguire le richieste di chicchessia, di capire cosa un viso suggeriva, o i movimenti e le risposte corporee di chi stava loro di fronte, venivano definiti affetti da insensibilità maligna, anche se era già in uso il termine di “soggetto autistico”.  La tesi di dottorato del nostro dottore aveva per titolo: “Psicopatici autistici nell’infanzia”.  

Il dottore effettivamente salvò diversi bambini autistici particolarmente dotati, con elevate capacità di apprendimento. Soprattutto ragazzini, le ragazzine le disprezzava. Da devoto cattolico non sopportava il fatto che spesso si dimostrassero ipersessuali.  Ritenendo che si potesse aiutare il disegno divino anche attraverso la morte – non facendosi Dio, ma mero strumento del divino – segnò con la matita rossa i rapporti di quelle ragazzine e dei ragazzini etichettati come “ineducabili”. La croce in rosso significava la condanna a morte.  

Certo, senza il dottore austriaco forse non si sarebbe salvato nessuno, ma non si sforzò mai di allargare la sua compassione al di là dei soggetti che gli ispiravano una certa ammirazione, legate alla speranza di riportarli nell’ingranaggio del popolo tedesco al lavoro per la gloria della Germania. 

Sopravvisse alla guerra e lavorò ancora a lungo come medico. Morì in tarda età, nel 1980. Il dottor Jekelius morì di stenti in un gulag russo nel 1952, e Illing, catturato nel 1945, venne impiccato l’anno dopo come criminale di guerra.

I lavori e le osservazioni del dottore protagonista di questa narrazione, compresa la tesi sulla “Psicopatia Autistica” vennero riscoperti solo nel 1991, quando furono tradotti in inglese. Le sue note sui soggetti autistici con elevate capacità cognitive vennero strutturate nella definizione di un caso particolare di autismo, definizione che nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico Statistico dell’Associazione degli Psichiatri Americani (2013) non esiste più, essendo stata riassorbita e inclusa nel gruppo dei “Disturbi dello Spettro Autistico”. 

Il dottore austriaco si chiamava Hans Asperger. 


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