I muri si offendono? (Sezione Note Personali)

Purtroppo non sono mai andato molto d’accordo con mio padre. Mi ricordo che ai tempi del cosiddetto scandalo del presidente Clinton con la stagista Monica Lewinski, mio padre (e mia madre) attaccarono Clinton perchè faceva le sue “porcate” alla Casa Bianca, che era la sede ufficiale del Presidente, un luogo ufficiale simbolo del governo americano, il cui uso era stato ceduto temporaneamente a Clinton, pagato dai contribuenti americani.

Monica Lewinski

A parte che chi è eletto presidente degli Stati Uniti non può non trasferirsi alla Casa Bianca, le spese personali sono pagate dal presidente stesso (per questo ha un buon stipendio). Solo le spese governative non sono pagate da lui. Nelle repubbliche presidenziali come quella americana o quella francese, il presidente è anche il capo dell’esecutivo, cioè il capo del governo. Questi lavori presentano un livello di tensione molto alto. Certo, chi accetta tale carica è stato edotto su questo, ma nessuno sa quello che potrà accadere durante il suo mandato, e in certi periodi i livelli di tensione possono essere mostruosi. La moglie o compagna del presidente si potrà trovare di fronte a richieste e necessità che in condizioni normali non si sarebbe nemmeno sognata.

Non credo che nessun presidente si renda conto di quanto un rapporto possa cambiare. Certo, i presidenti infedeli erano stati infedeli già prima di diventare presidenti. Se questa è la loro debolezza e il loro modo per diminuire la tensione, così accadrà prima o poi. Può accadere da parte del presidente, da parte di sua moglie, da parte di entrambi. Accade in Francia dove vi è da sempre un’alta tolleranza per le relazioni extra-coniugali. Accade negli Stati Uniti, dove c’é tolleranza zero dei rapporti extraconiugali da parte dei politici, in particolare se sono democratici. Come sempre, se non ti fai beccare, sei in gamba. Se invece la tua storia salta fuori, sei un fesso. In America, comunque, rappresenti un cattivo esempio per i giovani e i giovanissimi, dimostri di disprezzare i sacri valori della famiglia, hai una personalità da depravato. In più, se sei capace di tradire tua moglie, secondo gli americani, non avrai nessun problema a tradire la nazione che hai giurato di servire.

Per tutti questi motivi, Bill Clinton, sicuramente mal consigliato, decise di mentire, a televisioni riunite, dicendo di “non aver mai avuto una relazione con quella donna”.

Non potendolo attaccare per altre vie – gli Stati Uniti non sono mai stati tanto in attivo, non hanno mai avuto servizi pubblici così efficenti come negli ultimi anni del secondo mandato Clinton – trovarono le prove che mentiva e montarono il processo per impeachment. La condizione di Clinton era però ben differente di quella di Hollande, o di Mitterand. Non solo, ma, mutati i tempi, la sua condizione era assai più delicata di quella di JFK (John Kennedy), di Dwight Eisenhower, di FDR (Franklin Roosevelt) e di tutti quelli con tendenze a ricercare consolazioni sessuali al di fuori del matrimonio. In passato la posizione del presidente era ultra coperta da muri di omertà controllati dai vari servizi segreti.

Lucy Mercer, amante di Franklin D. Roosevelt

La presidenza di fine secolo occupata da Clinton era ben diversa. Il moralismo del popolo americano però non era molto migliorato, anzi. Si stava creando il movimento dei “Born Again Christian”, a cui apparteneva il futuro presidente, George W. Bush. Non importa che Bush si sia inventato una guerra sanguinosa per ripagare i suoi grandi elettori, che abbia ridotto in miseria la maggior parte della popolazione d’America, abbia creato le basi per una crisi economica che ha piegato la sua stessa nazione prima e poi il resto del mondo. Clinton rimarrà quello che per scaricare i suoi ormoni ha disonorato la Casa Bianca, la sua famiglia, se stesso e permesso l’avvento del rovinoso Bush come risultato di una campagna di restaurazione morale dell’istituzione della presidenza degli Stati Uniti.

Kay Summersby, amante di Dwight Eisenhower

Ritorniamo al discorso di mio padre sul disonorare il luogo che rappresenta non solo la sede del presidente ma è il simbolo della democrazia americana e di tutto il suo popolo. Questo discorso mi fece venire in mente un litigio che ebbi con mio padre anni prima su un evento riguardante suo fratello, cioè mio zio.

Sia mio padre che mio zio vissero per molto tempo insieme ai loro genitori (quello che certi politici d’oggi definirebbero come un esempio di “bamboccioni ante litteram”). Mio zio, contrariamente a mio padre, ebbe gravi problemi di crescita, diciamo una forma grave di rachitismo che lo portò a sviluppare un fisico contorto, una condizione che fece letteralmente a pezzi la sua adolescenza e li anni della sua giovinezza (ci fermiamo qui perchè questo é il periodo che c’interessa).

La prima volta che ebbe la possibilità di avere un rapporto sessuale fu intorno ai trent’anni, il che non è strano, viste le sue sofferenze emozionali e le sue condizioni fisiche. Un giorno di grazia trovò la forza di parlare a una ragazza che pare fosse piuttosto provocante (secondo mio padre, una puttanaccia). Approfittando di una vacanza dei suoi genitori, mio zio la portò a casa e si chiuse nella sua stanza con lei. Caso volle che mio padre rientrasse mentre mio zio era intento in preliminari sessuali con lei. Mio padre – non invitato – entrò nella stanza di suo fratello e fece a entrambi una scenataccia. Non ricordo se costrinse la signorina ad andarsene immediatamente o no. Però ricordo che mio zio menzionò il fatto che mio padre lo imputava di disonorare la casa dei loro genitori. A questa affermazione mio zio domandò a mio padre se pensasse che i muri di casa si sarebbero offesi per la presenza della ragazza.

Mio padre lo inondò di improperi. Un giorno chiesi – a mio padre – la sua versione di questa storia. E lui confermò tutto, rimanendo però della stessa opinione, compresa della bassa opinione che aveva sempre avuto riguardo alla condotta di suo fratello. Io lo stetti ad ascotare e poi dissi: “Fossimo fratelli e tu facessi una cosa simile a me ti farei nero di botte”. Al che rispose non c’era da stupirsi che io dessi una risposta così perchè eravamo (mio zio ed io) della stessa risma. Mi dispiace, ma i muri di Corso Francia 58, Torino, come quelli del 1600 Pennsylvania Avenue, Washington D.C. se ne fregano di quel che succede. Sono i moralisti scocciatori (e talora senza cuore) che li investono di un astratto senso della decenza e dell’indecenza. Il loro.

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