Il Caso Bernardo Provenzano

Bernardo Provenzano é stato uno dei più pericolosi criminali della terra. Latitante e invisibile per quasi 40 anni, aveva iniziato la carriera come “hitman”, sicario, assassino spietato di Cosa Nostra. Ha raggiunto un posto fondamentale ai comandi centrali della mafia (la cosiddetta Cupola), e ha ordinato ad altri di uccidere e torturare, senza mai impietosirsi o cambiare verso alla sua politica criminale. Non a caso lo chiamavano “ ‘Binnu ‘u Tratturi”. Dopo l’incarcerazione di Luciano Liggio, assieme a Salvatore “Totò” Riina si é occupato di giustiziare tutti i nemici dell’ “organizzazione”. Ha ordinato una serie di attentati dinamitardi che dovevano sempre eseguiti nel “continente” fuori della Sicilia, attaccato il cuore dello stato e distrutto famiglie. Come tutti i boss mafiosi, era in grado continuare a comandare da qualsiasi prigione, probabilmente anche nell’isolamento del suo carcere di massima sicurezza, ma con maggiori difficoltà e fatica. Eliminare il 41bis per i mafiosi é un’assoluta follia, nel senso che é una forma di tortura psicologica, ma anche un male necessario visto la pericolosità di queste persone. Che organizzazioni come “Nessuno Tocchi Caino” protestino é perché non si rendono conto del pericolo che certe persone rappresentano. Il 41bis non é una vendetta dello stato e della comunità su un detenuto. E’ un modo dello stato per tutelare se stesso. E lo Stato siamo tutti noi.

Ci sono tanti nemici dello Stato e occorre valutare ogni caso. Un giovane terrorista può pentirsi, cambiare, un altro rimarrà un pericolo. Un mafioso può rendersi conto dell’aver sprecato la sua vita a servire una causa sanguinaria, ma non uno che ha comandato COSA NOSTRA per decenni uccidendo e massacrando giudici, poliziotti, politici, gente considerata un ostacolo o solamente un potenziale problema. L’uomo non é intrinsecamente buono, lo diventa – nella maggior parte dei casi – con l’educazione, l’affetto, la cultura, il rispetto. Alcuni non godono di questo, o nascono con un problema di empatia e di aggressività. Per costoro occorre un diverso trattamento. Niente violenze inutili, niente brutalità, ma l’isolamento assoluto é necessario.

Detto questo, nei suoi ultimi quattro mesi, se veramente Provenzano era disceso nella demenza senile (valutazioni psicologico-psichiatriche indipendenti da professionisti valutati come liberi da ricatti), allora poteva essere trasportato in una struttura sanitaria. Lo Stato ha il compito di proteggere i cittadini e non di portare a termine la vendetta della cittadinanza o delle vittime, altrimenti torneremmo indietro in tempi bui, in tempi di leggi selvagge. Per questo lo stato non tortura e non uccide anche chi si é meritato mille volte la morte per i suoi delitti. Lo Stato democratico é questo. Per cui la Corte Europea ha ragione a sottolineare che una volta rimbecillito, ‘u tratturi non era più ‘u tratturi la belva e poteva essere trattato altrimenti, giusto per evitare quelle barbarie di ritorno che poi allargano la voglia di vendetta a questo e a quello, fino a diventare la regola. Qui non si vuole essere “gentili”, si vuol fare la differenza tra loro, la Mafia, lo Stato del male, che non ha pietà ma solo regole preistoriche, e lo Stato Democratico, che rimuove sì il pericolo, ma non si basa su vendette, su torture ed esecuzioni, sulla negazione di cure, ma sul Diritto.

Per questo lo stato deve essere laico e non influenzato da dottrine religiose estrapolate da antichi o nuovi libri, da antiche o nuove interpretazioni. Non può portare avanti la vendetta “occhio per occhio” a nome del singolo, o la vendetta a nome della comunità affinché vi torni un supposto equilibrio – equilibrio alterato dall’azione o dalle azioni delittuose. Nemmeno ci deve essere il perdono in nome di un dio buono che ama tutti i suoi figli, per rispetto nei confronti delle vittime e per la salvaguardia di tutti i membri della società.

Ho parlato di Diritto e di stato democratico, che per questo assicura un minimo di giustizia anche a chi non ha fatto altro che negarlo nei modi più barbari agli altri. Il parente della vittima è tentato di farlo fuori nel modo più brutale, e se ne ha l’occasione, é possibile che lo porti a termine. Ma lo stato con le sue istituzioni deve essere al di sopra, o in poco tempo si comporteranno tutti come il consolato Saudita ad Istambul, dove di recente dei sicari di un governo hanno massacrato e fatto a pezzi un loro concittadino scomodo. Legalizzare la barbarie contro i barbari significa mettersi al loro stesso livello. Voler recuperare tutti significa non comprendere le differenze all’interno della natura umana. Entrambi i corsi di azione sono forme estreme. E sono un regresso.

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2018/10/25/italia-condannata-per-41bis-a-provenzano_c46e2f39-3d8f-4c75-b683-fd6e73f42e24.html

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